La Quercia di Manildo entra ufficialmente nella “Hall of Fame” del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Un premio meritatissimo per chi, come il Comune di Acquapendente e la Riserva Naturale Monte Rufeno, ha speso nell’ultimo decennio idee e progetti per realizzare con precisione e puntualità le varie tappe di un iter che, come si sottolinea nella scheda del Ministero, ha portato a questo importante riconoscimento.
“Nel territorio viterbese si erge la Quercia di Manildo, un imponente cerro che sfoggia una chioma di 500 metri quadri, ampia quanto un palazzo a due piani. Se questo gigante di 300 anni svetta ancora intatto nel paesaggio laziale, lo si deve al gesto di un uomo nel 1968. L’agricoltore Manildo Lombardelli scelse di salvarlo dalla scure dei legnaioli, legando per sempre il nome della propria famiglia a quello dell’albero. Oggi è un monumento naturale capace di resistere persino al gelido inverno del 2012 e di regalare un impatto sensoriale unico a chiunque si fermi sotto i suoi rami”.
A fare compagnia al “capolavoro della natura aquesiano” ci sono altri 81 “custodi della nostra storia e del nostro territorio”, come sottolineato dal Ministro Francesco Lollobrigida.
Tra questi, la Quercia delle Streghe o di Pinocchio in Toscana, maestosa roverella situata nel Parco di Villa Carrara, in provincia di Lucca, collegata a leggende di sabba e stregoneria; la Sequoia di Vajont, in Veneto, nel Comune di Longarone, ai piedi delle Dolomiti Bellunesi, con la sua cicatrice provocata dalla frana sulla diga del 9 ottobre 1963; il Castagno dei Cento Cavalli in Sicilia, nel Comune di Sant’Alfio, in provincia di Catania, con i suoi 2.200 anni, collegato alla leggenda della Regina d’Angiò che, con 100 dame e altrettanti cavalieri, si riparò da un violento temporale durante una battuta di caccia.
E ancora, il Platano orientale di Curinga, in Calabria, in provincia di Catanzaro, con i suoi oltre 30 metri, e, infine, l’Olivastro di Luras, simbolo della resilienza di una gente, quella della Gallura. Le sue radici profonde rappresentano la forza e la determinazione del popolo gallurese, mentre le sue fronde secolari offrono rifugio e ispirazione a coloro che lo visitano.
